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Safer Internet Day: navigare sicuri non è un’opzione, è una necessità

Ogni secondo martedì di febbraio il mondo si ferma un momento a riflettere su come stiamo usando internet. Oggi, 10 febbraio 2026, il tema scelto dalla Commissione Europea è “Together for a better internet”, ovvero insieme per un internet migliore. Ventidue anni dopo la prima edizione del Safer Internet Day, nata nel 2004 come iniziativa europea, siamo arrivati a una giornata celebrata in oltre 190 paesi in tutto il mondo. Eppure, a guardarsi intorno, c’è da chiedersi se stiamo davvero andando nella direzione giusta.

I numeri fanno riflettere. Secondo i dati ISTAT 2024, il tasso di diffusione di internet in Italia ha raggiunto l’86,2% della popolazione over 16, con valori che sfiorano la saturazione totale nella fascia tra gli 11 e i 54 anni (Istat). In Italia l’89% della popolazione è connessa, con un tempo medio online di circa 5 ore e 50 minuti al giorno (We Are Social). Siamo sempre più dentro la rete, in tutti i sensi. Ma essere connessi non significa automaticamente essere al sicuro, né essere consapevoli dei rischi che questa connessione porta con sé.

I dati raccolti da Microsoft in occasione del Safer Internet Day 2025 sono emblematici: il 58% degli italiani ha dichiarato di aver affrontato almeno un rischio online nell’ultimo anno (Today). Più di uno su due. Non stiamo parlando di casi isolati: i rischi digitali fanno ormai parte dell’esperienza quotidiana. Tra i rischi segnalati, il cyberbullismo e i discorsi d’odio riguardano il 31% degli italiani, mentre i contenuti violenti il 27% (Today). E c’è poi il capitolo dei deepfake: il 75% degli italiani esprime preoccupazione, un dato leggermente superiore alla media globale (Today).

Non è un panorama rassicurante. E la cosa che colpisce di più è che tutto questo accade mentre, secondo la ricerca di Generazioni Connesse — il Safer Internet Centre Italiano coordinato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito — solo il 22% degli studenti ha ben presente a quali dati hanno accesso le app scaricate sul proprio smartphone (Generazioniconnesse). Installiamo decine di applicazioni senza leggere i permessi, accettiamo le condizioni d’uso senza capire cosa stiamo firmando, e poi ci stupiamo quando i nostri dati finiscono chissà dove.

Internet è uno strumento straordinario. Permette di imparare, lavorare, comunicare, creare. Ma come tutti gli strumenti potenti, richiede competenza e attenzione per essere usato bene. E qui entra in gioco la consapevolezza digitale.

Essere consapevoli online significa, in primo luogo, capire che i nostri dati personali hanno un valore enorme. Ogni volta che ci registriamo su un sito, che usiamo un’app gratuita, che accettiamo i cookie senza leggere cosa comportano, stiamo cedendo informazioni su noi stessi. Il GDPR, il Regolamento Europeo sulla Protezione dei Dati in vigore dal 2018 e recepito in Italia con il D.Lgs. 101/2018, ci dà il diritto di sapere come vengono usati i nostri dati, di chiederne la cancellazione, di opporci al loro trattamento. Ma questi diritti li possiamo esercitare solo se sappiamo che esistono.

Essere consapevoli online significa anche riconoscere le truffe. Il phishing — quei messaggi fasulli che sembrano arrivare dalla banca, dalle Poste, dall’Agenzia delle Entrate, da Amazon — resta uno degli strumenti preferiti dai criminali informatici. Funziona perché fa leva sulla fretta, sulla paura, sulla fiducia. Un messaggio che dice “il tuo conto è stato bloccato, clicca qui per sbloccarlo” genera una reazione emotiva che bypassa il ragionamento critico. Dal punto di vista legale, il phishing configura in Italia il reato di frode informatica ai sensi dell’articolo 640-ter del Codice Penale, punito fino a tre anni di reclusione. Ma la legge interviene dopo: la prevenzione deve venire prima.

Essere consapevoli online significa proteggere la propria privacy senza diventare paranoici. Esistono comportamenti semplici che fanno una differenza enorme: usare password diverse per ogni account, attivare l’autenticazione a due fattori, verificare le impostazioni sulla privacy dei propri profili social, non condividere dati sensibili su reti Wi-Fi pubbliche, tenere aggiornati i dispositivi. Non sono misure tecniche riservate agli esperti: sono abitudini che tutti possiamo e dobbiamo adottare.

E poi c’è la questione dei minori, che rimane centrale ogni anno in questa giornata. L’84% degli studenti delle scuole secondarie ha già avuto esperienza con le intelligenze artificiali generative per creare contenuti di vario genere, un dato in aumento del 50% rispetto a dodici mesi prima (Generazioniconnesse). I nostri ragazzi usano strumenti che la maggior parte degli adulti fatica ancora a capire. È evidente che l’educazione digitale nelle scuole non sia più un argomento accessorio: è materia fondamentale. Il 71% degli studenti ha ricevuto dalla scuola una qualche formazione sull’uso corretto e consapevole degli strumenti digitali (Generazioniconnesse), un dato incoraggiante ma che significa anche che quasi un ragazzo su tre non ha ricevuto nessuna formazione.

Il Digital Services Act europeo, entrato in vigore nel 2022, impone alle grandi piattaforme online obblighi precisi in materia di moderazione dei contenuti, protezione dei minori e trasparenza degli algoritmi. È un passo importante, ma le leggi da sole non bastano. Servono famiglie che parlino con i propri figli di cosa fanno online, non per controllarli, ma per accompagnarli. Servono scuole attrezzate. Servono adulti che diano il buon esempio, perché i figli imparano prima guardando cosa fanno i genitori che ascoltando quello che dicono.

Se sei vittima di una truffa online, il punto di riferimento è la Polizia Postale: puoi fare una segnalazione direttamente su www.commissariatodips.it. Se sei genitore e vuoi approfondire i temi della sicurezza online per i tuoi figli, il portale www.generazioniconnesse.it — curato dal Ministero dell’Istruzione — offre materiali, guide e risorse aggiornate. Per tutto ciò che riguarda la privacy e i tuoi diritti sui dati personali, il Garante per la Protezione dei Dati Personali (www.garanteprivacy.it) è l’autorità italiana di riferimento.

Il Safer Internet Day non deve essere solo una ricorrenza da social media. È un’occasione concreta per fermarsi e fare qualcosa di pratico: controllare le impostazioni sulla privacy del proprio smartphone, parlare con un figlio o un genitore anziano di come riconoscere una truffa, installare un gestore di password, leggere — per una volta — le condizioni d’uso prima di accettarle.

Internet non è né buono né cattivo in sé. Siamo noi che lo usiamo, e siamo noi che possiamo scegliere come farlo. Insieme, per un internet migliore. Non per qualcun altro: per noi stessi.

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