Truffe

“Sei convocato alla Polizia di Stato”: la truffa che ti accusa di reati inesistenti

Vi arriva un’email con un oggetto che gela il sangue: “Sei convocato alla Polizia di Stato”. Il mittente sembra ufficiale, il tono è intimidatorio, le accuse gravissime. Ma è tutto falso. Si tratta di una delle truffe online più diffuse e persistenti degli ultimi anni, che continua a mietere vittime anche nel 2026. Vediamo come funziona e, soprattutto, come difendersi.

Come si presenta la truffa

L’email arriva da un indirizzo che cerca di sembrare istituzionale — nel caso che abbiamo analizzato, “sicurezzainformaticacentro@gmail.com” — e si rivolge al destinatario con tono burocratico e allarmante. Il messaggio afferma che la Polizia di Stato e l’Ufficio Informazioni per i Crimini Informatici hanno emesso un “presunto provvedimento giudiziario” nei confronti del destinatario, elencando una serie di reati gravissimi: pornografia minorile, molestie sessuali, tratta di esseri umani, traffico di droga.

Il messaggio prosegue vantando le capacità forensi dell’unità investigativa — estrazione di dati da hard disk, calcoli di hash, strumenti per l’analisi di dispositivi Android e iOS — con lo scopo evidente di spaventare il lettore e convincerlo che ogni sua attività online sia stata tracciata e registrata. La chiusura è una vera e propria minaccia: “La informiamo che saranno intraprese severe azioni legali nei suoi confronti in caso di mancata risposta a questa comunicazione.”

In fondo, una firma apparentemente autorevole: “Sig. Vittorio Pisani, Polizia di Stato – Ministero dell’Interno”, con tanto di indirizzo fisico a Roma.

Perché è una truffa (e come riconoscerla)

Questa email è un classico esempio di phishing intimidatorio. Ecco gli elementi che la smascherano immediatamente.

L’indirizzo del mittente è un comune Gmail. Nessun organo della Polizia di Stato utilizza indirizzi @gmail.com per comunicazioni ufficiali. Gli indirizzi istituzionali delle pubbliche amministrazioni italiane terminano con domini come .gov.it o domini specifici dell’ente. Un indirizzo Gmail è il primo e più evidente campanello d’allarme.

Le forze dell’ordine non convocano i cittadini via email. Questo è il punto fondamentale, ribadito più volte dalla stessa Polizia Postale nelle sue comunicazioni ufficiali: nessuna forza di polizia contatta i cittadini tramite email o SMS per notificare indagini penali, chiedere spiegazioni o richiedere pagamenti. Le notifiche giudiziarie avvengono attraverso raccomandate, ufficiali giudiziari o atti consegnati di persona.

Il messaggio è inviato a “undisclosed-recipients”. Un dettaglio tecnico ma rivelatore: l’email non è indirizzata a una persona specifica, ma a un gruppo nascosto di destinatari. Nessun provvedimento giudiziario verrebbe mai notificato in copia nascosta a destinatari multipli.

Il linguaggio è generico e impreciso. La mail parla di un “presunto provvedimento giudiziario” — una formula che non esiste nel linguaggio giuridico italiano. Accumula reati diversi senza alcun riferimento specifico a fatti, date o circostanze. Cita l’articolo 615-ter del Codice penale (accesso abusivo a sistemi informatici), che non ha nulla a che fare con i reati elencati nel messaggio.

L’obiettivo è provocare panico. L’intero messaggio è costruito per generare terrore nel destinatario. La lista di reati gravissimi, il riferimento a capacità investigative avanzate, la minaccia di azioni legali in caso di mancata risposta: tutto è pensato per spingere la vittima a rispondere d’impulso, senza ragionare.

Cosa succede se rispondi

La truffa segue uno schema ben collaudato. Se il destinatario, spaventato, risponde all’email cercando di “chiarire la propria posizione”, i truffatori passano alla fase successiva: la richiesta di denaro. Tipicamente, alla vittima viene chiesto di pagare una somma — spesso presentata come una “cauzione” o un “contributo per le spese processuali” — per evitare l’arresto o l’iscrizione in fantomatici registri che non esistono.

In alcuni casi documentati, dopo il primo pagamento ne vengono richiesti altri, in un’escalation ricattatoria che può protrarsi nel tempo.

Non è una novità

Questa tipologia di truffa circola in Italia da diversi anni e si ripresenta periodicamente con varianti sempre nuove. Alcune versioni utilizzano il nome del Capo della Polizia, altre quello del Comandante Generale dei Carabinieri o del direttore della Polizia Postale. Alcune includono loghi istituzionali o persino il logo dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale per aumentare la credibilità. La sostanza, però, è sempre la stessa: accuse inventate, tono minaccioso, richiesta di contatto (e poi di denaro).

La Polizia Postale e l’ACN hanno pubblicato ripetutamente avvisi su questo tipo di campagne, raccomandando ai cittadini di non cadere nella trappola.

Cosa fare se ricevete questa email

La prima cosa da fare è semplice: non rispondete. Non cliccate su eventuali link, non scaricate allegati, non fornite dati personali di alcun tipo.

Cancellate il messaggio e, se volete contribuire alla lotta contro questo tipo di truffe, segnalatelo alla Polizia Postale attraverso il sito ufficiale commissariatodips.it. La segnalazione è rapida e aiuta le autorità a monitorare le campagne in corso e, quando possibile, a risalire ai responsabili.

Se conoscete qualcuno — un genitore, un nonno, un collega poco avvezzo alla tecnologia — che potrebbe ricevere un messaggio simile e spaventarsi, parlatene con loro prima che succeda. La consapevolezza è la difesa più efficace.

AttentiOnline | "Sei convocato alla Polizia di Stato": la truffa che ti accusa di reati inesistenti
Sei convocato alla Polizia di Stato

Attenzione,
La Polizia di Stato italiana e l'Ufficio Informazioni per i Crimini Informatici hanno emesso un presunto provvedimento giudiziario nei vostri confronti in merito a:

Pornografia minorile
Molestie sessuali
Pornografia informatica
Tratta sessuale di esseri umani
Traffico di droga

La Polizia Investigativa gestisce un'Unità Speciale per i Crimini Informatici che gestisce tutti i casi di criminalità informatica complessi e sensibili, compresi quelli che coinvolgono donne e minori.

La nostra Unità Investigativa è dotata di software e apparecchiature digitali all'avanguardia, con capacità forensi come l'estrazione di dati cancellati da hard disk e telefoni cellulari, calcoli di imaging e valori hash, server forensi e strumenti forensi portatili per l'analisi in loco e una struttura per l'estrazione di dati dagli ultimi modelli Android o iOS.

In base a quanto sopra, è estremamente difficile per qualsiasi vittima visitare siti di pornografia minorile, consapevolmente o inconsapevolmente, senza essere catturata digitalmente.

Ulteriori informazioni o chiarimenti in merito al provvedimento giudiziario saranno forniti entro 24 ore dalla ricezione della vostra risposta.

Articolo 615-ter del Codice Penale italiano (CPI): la legge italiana sui reati informatici punisce l'accesso abusivo a sistemi informatici e il possesso illecito di materiale oggetto di estorsione informatica, con pene che includono la reclusione e l'ammenda.

La recente legislazione ha inasprito le pene per i reati informatici esistenti e ne ha introdotte di nuove oltre a quelle sopra elencate.

La informiamo che saranno intraprese severe azioni legali nei suoi confronti in caso di mancata risposta a questa comunicazione.

Cordiali saluti,
Sig. Vittorio Pisani
Polizia di Stato - Ministero dell'Interno
Via Farini, 40, 00185 Roma RM, Italia

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