Ciao mamma, ho rotto il telefono e ho dovuto cambiare numero.
Arriva un messaggio su WhatsApp da un numero che non riconosci. Il testo dice più o meno così: “Ciao mamma, ho rotto il telefono e ho dovuto cambiare numero. Questo è quello nuovo, salvalo e cancella l’altro.” Magari c’è qualche emoji, un cuoricino. Sembra proprio il tuo ragazzo, o tua figlia. Il tono è quello giusto, l’affetto sembra vero.
Peccato che dall’altra parte non ci sia nessun figlio.
È una truffa che circola in Italia da qualche anno e che continua a fare vittime, soprattutto tra i genitori più anziani. La Polizia Postale ha lanciato più volte l’allerta, le denunce si accumulano, eppure ogni giorno qualcuno ci casca ancora. Vale la pena raccontare bene come funziona, perché è più insidiosa di quanto sembri.
I truffatori mandano questo messaggio a raffica, a migliaia di numeri di telefono che raccolgono da vecchie liste trafugate in violazioni di dati, oppure semplicemente generando numeri in sequenza. Non sanno chi sei, non sanno se hai figli. Sperano che qualcuno risponda.
E qualcuno risponde, perché il messaggio è costruito per far scattare un riflesso immediato: la preoccupazione di un genitore. Leggere “ho rotto il telefono” attiva istantaneamente l’attenzione di una madre o di un padre. Si risponde prima di pensare.
Nel momento in cui la vittima scrive qualcosa, anche solo “chi sei?” o “cosa è successo?”, i truffatori capiscono di avere un aggancio. Da quel momento inizia la parte vera della truffa.
Il finto figlio comincia a costruire la storia con calma. Risponde in modo affettuoso, usa il nome del genitore, chiede com’è andata la giornata. Se la vittima rivela involontariamente qualche dettaglio, per esempio il nome vero del figlio o dove abita, i truffatori lo incorporano subito nella conversazione per renderla più credibile.
Ad un certo punto arriva la richiesta. Può sembrare una cosa da poco: una ricarica su una carta prepagata perché “le credenziali della banca erano sul telefono vecchio e non riesco ad accedere al conto.” Oppure un bonifico urgente perché “sono in panne con l’auto di un amico e non ho contanti.” O ancora: “ho bisogno che mi mandi del denaro adesso, ti restituisco tutto domani.”
La richiesta quasi sempre punta su un bonifico istantaneo, e c’è un motivo preciso: i bonifici istantanei non si possono annullare. Nel momento in cui il denaro parte, è irrecuperabile. Il truffatore dall’altra parte è già pronto a prelevare immediatamente.
I casi documentati mostrano cifre che fanno impressione. Una signora di 65 anni ha perso quasi mille euro. Una signora di 75 anni ha bonificato circa tremila euro prima di capire cosa stava succedendo. In un altro caso riportato dalla stampa, la vittima ha consegnato seimila euro tra soldi e gioielli. Non sono persone ingenui o sprovvedute, sono persone che in quel momento credevano di stare aiutando il proprio figlio.
C’è un dettaglio di questa truffa che merita attenzione particolare. A un certo punto della conversazione, il finto figlio chiede al genitore di cancellare il vecchio numero dalla rubrica e di tenere solo il nuovo. Il motivo dichiarato è sempre plausibile: “tanto quello vecchio non funziona più, non ha senso tenerlo.”
In realtà è una mossa precisa. Se il genitore elimina il numero originale dalla rubrica, non può più chiamarlo per verificare se il figlio è davvero in difficoltà. La strada per continuare la truffa rimane libera.
Chi ha avuto il sospetto e ha provato a chiamare il nuovo numero riceve quasi sempre la stessa risposta: il truffatore non risponde alla chiamata e scrive via chat che “è impegnato a trasferire i dati” o che “non riesce a parlare adesso.” Le chiamate vocali sono l’unica cosa che i truffatori evitano, perché la voce li tradirebbe.
Quando arriva un messaggio del genere, basta fare una cosa sola: chiamare il numero vecchio del figlio, quello salvato in rubrica da prima. Se risponde, la questione è chiusa. Se non risponde, si può provare su un’altra piattaforma o chiedere a un altro familiare di fare lo stesso.
Non serve essere esperti di tecnologia. Basta non fidarsi del nuovo numero fino a quando non si è sentita la voce vera della persona che si conosce.
La Polizia Postale è chiara su questo: i messaggi vengono inviati in massa e senza distinzione, ma chi risponde e porta a termine il pagamento è quasi sempre una persona anziana, meno abituata a ragionare in termini di truffe digitali e più portata a rispondere d’impulso a qualcosa che riguarda i propri figli.
Non è una questione di intelligenza. È una questione di leva emotiva. Quando crediamo che nostro figlio sia in difficoltà, il cervello smette di fare domande e cerca soluzioni. I truffatori lo sanno benissimo e ci costruiscono sopra tutta la struttura del raggiro.
Per questo vale la pena parlarne in famiglia, con i propri genitori, con i nonni. Non per spaventarli, ma perché sapere che questa truffa esiste è già metà della difesa. Chi ha già sentito parlare di questo schema, la prossima volta che riceve quel messaggio si ferma un secondo prima di rispondere.
Se avete già risposto e avete inviato denaro, il primo passo è contattare subito la banca per segnalare il bonifico. Nel caso di bonifico istantaneo le possibilità di blocco sono minime, ma vale comunque tentare immediatamente. Poi bisogna sporgere denuncia: lo si può fare online sul sito della Polizia Postale all’indirizzo commissariatodips.it, oppure di persona presso la questura più vicina. Conservate tutti i messaggi scambiati con il truffatore, sono elementi utili per le indagini.
Se non avete ancora inviato nulla ma avete risposto al messaggio e avete fornito informazioni personali, cancellate la conversazione, bloccate il numero e non rispondete più. Non c’è nulla da spiegare a chi vi ha contattato.

